Passeggiare nel centro storico di Mel, annoverato tra i Borghi più belli d’Italia e riconosciuto Bandiera Arancione dal Touring Club, è un po’ come immergersi in un salotto veneziano con vista sulle Dolomiti.
Le sue origini e la sua storia sono antichissime e le testimonianze, visibili al Museo Civico Archeologico, risalgono fino ai Paleoveneti.
L’origine del nome Mel risale alla presenza del castello di Zumelle che era “gemello” di quello, distrutto dopo una battaglia, di Castelvint. La relazione tra le due fortificazioni è all’origine del nome: Castrum Gemellarum, poi Zumellarum, infine Mel per contrazione.
Le prime testimonianze ci riportano ai Paleoveneti del IX secolo a.C., seguiti da popolazione galliche fino al III secolo a.C., dai Romani e, alla caduta dell’Impero, dai Longobardi. Con il Medioevo sorsero numerosi manieri a difesa della valle e delle vie di comunicazione, tra cui il Castello di Zumelle ma anche il “Castello di Mel”. Dal 1404 e fino al 1797, il contado di Zumelle diede la sua dedizione alla Serenissima Repubblica di Venezia. In questo periodo sorgono i nobili palazzi che impreziosiscono il centro storico di Mel e che fanno della Piazza di Mel un salotto veneziano.
L’amministrazione della giustizia si svolgeva nel Quattrocentesco Palazzo Zorzi (ora sede del Municipio di Mel), sede anche delle prigioni. Al primo piano si trova l’elegante salone principale che si apre verso la piazza, affrescato dall’artista Marco da Mel con scene dall’Orlando Furioso. Di fronte al Palazzo Zorzi, al centro della piazza, L’Antenna, simbolo di richiamo per Mel e le borgate intorno, dove il banditore, dopo tre squilli di tromba, proclamava gli editti.
Procedendo in senso orario, incontriamo il Palazzo delle Contesse del secolo XVII, con la facciata dal ricercato equilibrio di pieni e di vuoti, sottolineati dalla distribuzione delle tinteggiature, e dagli elegantissimi pinnacoli delle canne fumarie, tipici dell’architettura veneziana. Il Palazzo fu di propietà di Adriano Del Zotto che sposò in prime nozze la contessa veneziana Elisabetta Papadopoli e, rimasto vedovo, in seconde nozze la contessa veneziana Elisabetta Tiepolo. Di qui il nome Palazzo delle Contesse.
L’edificio è di propietà del comune e ospita al suo interno la collezione permanente del Museo civico archeologico oltre che a svariate mostre temporanee. Entrate e fatevi ammaliare dagli affreschi del salone al primo piano, di cui uno attribuito al pittore bellunese Antonio Bettio, dai pavimenti alla veneziana nella quale si può riconoscere l’araba fenice, simbolo araldico dei Papadopoli, e dalla vista sulla piazza.
Palazzo Barbuio (Gaio – Francescon) riconosciuto come monumento nazionale, ha un corpo centrale che risale al XIV secolo. La parete rivolta verso la piazza, recentemente restaurata, mette in bella mostra un affresco che ripropone una scena di battaglia e personaggi.
Sulla piazza troneggia la Chiesa Arcipretale di Santa Maria Annunziata, costruita tra il 1756 e il 1768 a seguito della distruzione della precedente chiesa. Alla sua destra, infatti, l’antica Chiesa dell’Addolorata, che fu eretta tra il 1480 e il 1490 a tre navate e dieci altari. Era una chiesa imponente ma della costruzione originaria e del suo campanile resta ben poco. Il 17 aprile 1756 segnò la sorte della chiesa originaria: un fulmine cadde sul campanile che si incendiò e crollando lesionò gravemente la chiesa. Entrambe le chiese conservano pregevoli opere d’arte, tra cui una pala di Luigi Cima.
Procedendo sul lato opposto della piazza, Palazzo Fulcis (già Tonetti), noto anche come Palazzo Guarnieri, con i suoi eleganti 4 salotti, uno per ogni stagione, una suggestiva Orangerie ed i suoi singolari pozzi, un tempo era adibito alla lavorazione della seta. Attualmente il cortile è visitabile in occasione della mostra mercato Mele a Mel, il secondo fine settimana di ottobre.
Villa Fulcis (Zadra) del XVII secolo con il caratteristico timpano, molto probabilmente aggiunto in epoca successiva, e la serliana della facciata.
Completa la Piazza l’antica Locanda al Cappello.
Dietro a Palazzo Zorzi, il maestoso Palazzo Pivetta-Stefani del secolo XVII, che si erge all’inizio della discesa di via “Karèra”, l’antica via carraia che sale dalla frazione Puner verso il centro di Mel, incassata tra mura massicce e un tempo pavimentata a ciottoli. Un narrazione vuole che in questo palazzo venne ospitato il patriota Pier Fortunato Calvi, che, costretto a fuggire, saltò da un poggiolo del palazzo per scappare, attraverso la “Karèra”, in direzione di Feltre.
Lungo la strada che salendo porta al centro, non si può non notare il Tempietto Fulcis, costruito come voto degli abitanti zumellesi colpiti da un’epidemia di colera a metà ‘800, oggi sacrario ai caduti delle guerre.
A pochi minuti dalla piazza, la Giazera, manufatto in muratura interrato nel mezzo di un boschetto collinoso, utilizzata fino a non molti decenni fa per la conservazione degli alimenti deperibili.
Scoprite il centro di Mel e le sue vicinanze percorrendo l’Anello del Borgo, sentiero 2301.
Borgo Valbelluna
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