La chiesa arcipretale di Lentiai, che si erge maestosa di fronte al municipio dell’ex comune omonimo, cela al suo interno un magnifico soffitto a cassettoni, opere di Giovanni da Mel, Palma il giovane e Luigi Cima. Il territorio di Lentiai, appartiene fin dal medioevo alla diocesi di Ceneda (ora Vittorio Veneto).
Il documento più antico che riguarda questa pieve (la plebe di Santa Maria di Lentiago), è un codice pergamenaceo del 1204 e il documento ci consente anche di conoscere l’estensione del territorio della pieve, che andava dalla chiesetta di San Donato, nei pressi del Castello di Zumelle, fino a Marziai. (Nel 1633 Villa di Villa, Tiago e San Donato di Zumelle si distaccano).
Nel corso del 1500, venne completato il campanile, restaurata la chiesa che era “in maximo periculo” e successivamente l’edificio venne allargato verso sud ed allungato verso ovest. Infine, verso la fine del 1500, furono completati gli altari laterali e fabbricato il coro.
Nel gennaio 1718 un incendio devastò la cella campanaria e la cupola, le campane si fusero e così la copertura in piombo. Nonostante l’ingente spesa per la ristrutturazione del campanile, gli interventi e l’acquisizione di opere proseguirono lungo tutto il secolo.
Nel 1900 vennero compiuti numerosi cambiamenti: furono eliminati gli altari laterali, rimossa la cantoria e l’organo spostato dietro l’altare maggiore. Fu cambiato il seicentesco pavimento in pietra e restaurati gli affreschi della navata centrale.
Numerose le opere d’arte presenti in questa chiesa: entarte dal portale bronzeo d’accesso, posto a ricordo dei giovani lentiaiesi scomparsi tragicamente, e alzate lo sguardo sul magnifico soffitto a cassettoni, da cui non si può non restare affascinati, nel quale, tra il 1577 e il 1579, Cesare Vecellio racconta in 20 episodi la storia della Madonna, dall’espulsione di Gioacchino dal tempio, all’incoronazione in cielo.
Tra le pale e le tele che si susseguono negli altari laterali, troviamo opere di Giovanni da Mel, Palma il Giovane, Francesco Frigimelica (attribuzione), ancora Cesare Vecellio e un quadro di Luigi Cima, originariamente posto presso l’Eremo di San Donato.
Spettacolare anche l’altare maggiore, un polittico in dieci scomparti della scuola di Tiziano Vecellio, che rappresentano l’Assunzione della Vergine sovrastata dal Cristo deposto, e Santi e Martiri cari alla tradizione ecclesiastica.
La chiesa arcipretale di Lentiai è monumento nazionale dal 1880.
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