L’antica chiesa di Mel, dedicata all’Addolorata, fu eretta tra il 1480 e il 1490 a tre navate e dieci altari. Era una chiesa imponente ma della costruzione originaria e del suo campanile resta ben poco.
Nel 1713 un fulmine cadde sul campanile che fu lievemente danneggiato e prontamente restaurato. Nel 1719 un’altra saetta lesionò il tetto della chiesa e le canne dell’organo, ma fu il 17 aprile 1756 che segnò la sorte della chiesa originaria: un fulmine cadde sul campanile incendiandolo e il suo crollo lesionò gravemente la chiesa.
Le campane furono prontamente rifuse e ricollocate, ma furono requisite dai tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale e fuse per farne cannoni. Solo la campana più piccola poté essere recuperata. Le attuali campane sono state acquistate in un secondo momento dai zumellesi.
Per la sua ricostruzione, si dovette aspettare un progetto dei primi dell’800: vennero conservati l’abside e una piccola parte della navata centrale, e gli altari furono ridotti a tre.
All’interno di questa chiesa è possibile ammirare numerose e pregevoli opere: un fonte battesimale con coprifonte in legno intagliato, dipinto e dorato: datato 1481, attesta il ruolo centrale di “”pieve”” che questa chiesa rivestiva per il territorio di Mel.
Di pregevole rilievo il tabernacolo ad opera di Giovanni Antonio da Marcador il cui basamento richiama l’iconografia della Resurrezione; il tabernacolo vero e proprio raffigura il Risorto (circondato da una guardia dormiente, due figure angeliche e quattro personaggi con cartiglio), la cimasa è composta ai lati da due statue (la Vergine e l’angelo annunciante) e al centro da una figura maschile con Cartiglio e Dio Padre benedicente.
Un fatto interessante è che fonte e tabernacolo furono commissionati nel 1465 dal pievano Giorgio de Novamonte, proveniente dall’Albania (Novomonte può essere identificato con Novo Brdo, oggi in Kossovo) che resse la chiesa per più di quarant’anni (la sua morte si colloca nel 1505). Sono state avanzate ipotesi che la guardia sdraiata sotto il Risorto, possa essere Giorgio Castriota Scanderbeg (Gjergj Kastrioti Skënderbeu), eroe nazionale albanese di fede cristiana che in quel periodo stava combattendo contro gli Ottomani. Il cibario sarebbe dunque l’unica rappresentazione dedicata a Skandeberg mentre si trovava ancora in vita giunta fino a noi.
L’altare si compone di una mensa con paliotto in marmi policromi di foggia secentesca, e di un dossale ligneo scolpito, dipinto e dorato. La nicchia ospita un quattrocentesco Vesperbild (pietà).
La chiesa inoltre conserva il dipinto di Giovanni da Mel – Madonna con Bambino in trono e i Santi Tiziano e Vittore (1535), e quello di Pietro Marescalchi Madonna con Bambino in trono e i Santi Pietro apostolo e Giovanni Battista.
Infine, in un’urna all’inizio della navata destra, sono conservate le reliquie di San Fausto giunte a Mel nel 1664 su cui le famiglie zumellesi giurarono di cessare i conflitti e di vivere in pace.”
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