La chiesa di San Bernardo si trova a Cesana in diocesi di Vittorio Veneto. E’ la sola intitolata a questo santo. San Bernardo, con il tipico saio bianco dei monaci cistercensi e capo tonsurato, si trova in un affresco trecentesco sulla parete est, oggi in controfacciata, ma originariamente in abside. Accanto a lui due santi: San Bartolomeo e San Pietro. Nell’antica abside è visibile la scena dell’Annunciazione: l’arcangelo Gabriele è inginocchiato su un basamento entro un’edicola con colonnine leggere; a destra Maria tiene una mano sul cuore e l’altra sul ventre già rigonfio.
L’affresco più antico, databile al secolo XIII, rappresenta l’episodio della lactatio Virginis con la Madonna, elegantemente vestita, che allatta il suo bambino Gesù, tra San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista.
La chiesa di Cesana offre nell’insieme una splendida teoria di Santi. Impossibile non notare l’affresco con San Cristoforo, portatore di Cristo, e che per questo divenne protettore dei viaggiatori.
La chiesa di Villapiana è dedicata invece a San Bartolomeo che viene raffigurato in diversi momenti e spazi. Sulla parete destra è rappresentata la sua giovinezza: abbiamo un giovane, magro, grazioso, biondo, con il pugnale sulla mano destra, simbolo del suo martirio. Sul paliotto porta una veste rossa che indica il suo martirio ed è già un uomo di mezza età con barba e capelli lunghi. La pala d’altare, del 1641, lo vede tra santi in una sacra conversazione con la Madonna in gloria e il Bambino benedicente.
Nel 1540, come appare chiaramente nell’iscrizione in controfacciata, il pittore Marco da Mel affresca questa chiesa raccontando la vita del Santo. Ben conservata la scena del battesimo di Polimio. San Bartolomeo, dai capelli neri e ricci, gli occhi grandi, la barba folta sta per impartire il battesimo all’anziano re Polimio ed assistono alla scena la moglie, con capo coperto, la figlia liberata dal demonio ed altri concittadini.
Di rilevante pregio è, nella parete nord, la rappresentazione dell’Ultima Cena di autore ignoto del Quattrocento, resa visibile dopo lo stacco dell’Ultima Cena di Marco da Mel. Sulla tavola sono curiosamente presenti cibi della tradizione locale tra cui i gamberi di fiume, un alimento un tempo molto comune nella zona; i gamberi rossi assumono anche un valore simbolico profondo in riferimento alla morte e resurrezione di Cristo.
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