CULTURA

I luoghi della Resistenza a Borgo Valbelluna

Il primo distaccamento della resistenza bellunese e i luoghi della liberazione dal nazifascismo.

Il territorio di Borgo Valbelluna conserva numerosi luoghi che testimoniano la Resistenza e la lotta per la Liberazione, offrendo a visitatori e appassionati di storia un percorso di grande valore civile e culturale. 

Uno dei siti più significativi è la Casèra Spàsema, dove il 7 novembre 1943 nacque ufficialmente il primo distaccamento partigiano del Bellunese, intitolato a Luigi Boscarin, feltrino caduto volontario nella guerra civile spagnola in difesa della Repubblica.

Il gruppo, formato da poco più di venti uomini di diversa provenienza – abitanti del luogo, veneti e combattenti stranieri – trovò appoggio nelle famiglie Tagliapietra, Ferrazza, Zampese e Vergerio. Per sfuggire ai rastrellamenti, il distaccamento si spostò successivamente nella valle del Mis e in Val Mesazzo.

 

A Lentiai, Piazza Crivellaro ricorda il sacrificio del partigiano Luciano Crivellaro, detto “Nano”, impiccato il 29 settembre 1944. Nato a Lentiai nel 1920, partecipò fin dagli inizi al distaccamento “Boscarin” e combatté poi nella brigata “Mazzini”. Una targa commemorativa è ancora visibile sul muro del municipio.

 

Nel centro di Mel, nella zona chiamata la Giazèra, si trova il monumento dedicato ad Angelo Sbardellotto, giovane anarchico originario del paese, fucilato nel 1932. Il monumento, inaugurato nel 2005, ricorda una delle prime vittime del regime fascista.

A Rive di Villa di Villa, diverse targhe commemorative ricordano partigiani caduti in momenti diversi della lotta di Liberazione, tra cui Ado Cuzziol, morto durante un rastrellamento nazista, e Francesco Casagrande, detto “Fulmine”, catturato, torturato e impiccato il 1° settembre 1944.

 

La frazione di Trichiana, insignita della medaglia di bronzo al valor militare, dedica la sua piazza ad Antonio Merlin, detto “Toni”, partigiano della brigata “7° Alpini”. Nato nel 1919, morì il 26 aprile 1945 in uno scontro a fuoco con i tedeschi insieme al concittadino Michele Barp, detto “Tempesta”. A Merlin fu conferita la medaglia d’argento al valor militare alla memoria.

 

Nella stessa piazza, il palazzo delle poste è intitolato a Clementina Merlin, detta “Tina”, staffetta partigiana, scrittrice e giornalista. Poco distante, l’attuale pizzeria “Tea” era un importante punto di collegamento per le staffette partigiane e abitazione di Tea Palman, anch’essa staffetta, arrestata e deportata nel lager di Bolzano, da cui riuscì a tornare al termine della guerra.

 

Il ponte di San Felice è il luogo del tragico eccidio avvenuto nella notte tra il 15 e il 16 luglio 1944, quando undici partigiani del battaglione “Trentin” persero la vita in un’imboscata tedesca. Tre riuscirono a salvarsi gettandosi nel fiume Piave.

 

Infine, Sant’Antonio Tortal, area strategica di collegamento verso il passo di San Boldo, fu teatro di frequenti rastrellamenti. Tra il 6 e il 14 marzo 1945 si consumarono alcuni degli episodi più drammatici, con la morte di quattordici persone tra civili e partigiani. Qui operavano anche le missioni alleate “Tacoma” e “Aztec”, ospitate nelle casère Prassibas e Bolenghin.

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